Font

Quali le font più usate?

Nell’articolo apparso un po’ di tempo fa su Abduzeedo sono elencate le principali font preferite da 17 designers selezionati dagli autori del sito.

Da quella lista ho estrapolato solo quei caratteri tipografici che sono stati citati più di 1 volta.

Sans Serif

9 citazioni

8 citazioni

6 citazioni

3 citazioni

2 citazioni

2 citazioni

Serif

6 citazioni

4 citazioni

4 citazioni

4 citazioni

4 citazioni

4 citazioni

3 citazioni

Considerando il numero di citazioni si evince una netta preferenza per l’inflazionatissimo e spesso abusato Helvetica (rimane un signor carattere, ma a volte si potrebbe anche usarne un altro), mentre per quanto riguarda i carateri graziati, c’è abbastanza omogeneità.

fontgraph

Personalmente mi ritrovo abbastanza –ovvio, con le dovute eccezioni– anche se devo ammettere che il Georgia lo apprezzo di più nella sua versione volgarmente detta “grassetto+corsivo”. Per il Din, ricordo un periodo che andava alla grande al Poli, un paio d’anni fa lo si poteva vedere su tutte le locandine in facoltà.

Voi vi ritrovate in questa lista “statisticamente” calcolata?

Standard

8 thoughts on “Quali le font più usate?

  1. paolo ha detto:

    La questione che fa il post originale non è sulla frequenza di utilizzo ma sulle preferite o meno di quella manciata di designers. Su Typophile se ne sente parlare spesso http://www.google.it/search?hl=it&as_qdr=all&q=site%3Atypophile.com+fonts+favorite+OR+favourite&btnG=Cerca&meta= e a volte le discussioni si fanno più interessanti perché oltre a domandarsi il senso di queste inchieste ai preferiti queste vengono spesso ristrette a degli ambiti specifici.

    PS. se ti interessa la frequenza a detta di Unger il Times New Roman è la font più usata al mondo.

  2. interessante :)

    avrei anche una domanda laterale: ci puoi spiegare l’utilizzo della parola “font” come maschile o femminile? lo vedo usare in entrambi i modi, ma anche cercando non ho trovato una spiegazione sul perchè, quindi mi sono fatto l’idea che ognuno mette l’articolo che preferisce secondo la propria conoscenza etimologica della parola.
    io l’ho sempre percepito come maschile, ma con qualche dubbio.
    secondo me tu mi sai dare una risposta :P

  3. interessante.
    riporto però una citazione che ho trovato sulla home page di una brava grafica – Francesca Jacchia.
    “Chi pensa che l’Helvetica sia un carattere troppo utilizzato è un cretino: non si è mica smesso di fare musica perché si è usato troppe volte il Do!” Massimo Vignelli
    non è che la condivida, però l’ho trovata molto divertente

  4. Gio ha detto:

    Bella lì,
    la prima vola che faccio una domanda diretta (un po’ come fanno quelli di <edit>) ricevo ben 4 commenti in blocco, tutti insieme, che per il mio blog sono tanti… anche perchè generalmente non invito apertamente a instaurare discussioni, non sul blog perlomeno, per quello ci sono i ritrovi cum birra.

    @Paolo
    La frequenza o le statistiche mi interessavano trasversalmente, nel senso che mi interessa, come di ci tu, capire perché è stata fatta una determinata scelta.
    Grazie che poi hai citato Typophile, risorsa tra le principali nell’ambito (il link è un regalino, tu conoscerai certamente tutto, ma altri no ;)

    @Laburno
    Anche io preferisco il “Neue”, mi sembra ancora più elegante, soprattutto nelle versioni “light”, a cui spesso giustappongo dei grassetti fin troppo eccessivi.
    Però a volte mi vien da pensare che sia molto “da manuale”, dubbio legittimo e non solo mio.

    @Daneel
    Riporto una breve discussione tratta dalle pagine di una amica di penna “digitale”: anche in quel caso si è dibattuto proprio sul “genere” della parola font.
    In università le idee erano spesso confuse, o meglio nessuno aveva mai posto il problema (mai fatto un corso di tipografia, io… sigh), ma principalmente l’ho sentita pronunciare al femminile.
    Allora ho chiesto a chi di sicuro ne sa qualcosa: ripoto solo la risposta di Giò Fuga, perché le altre mi sono ritornate per via orale (sempre concordi).

    @Guru Guru
    La citazione è arguta e divertente, bravo il Massimo (e brava la grafica, domani mattina vado a guardare con calma il portfolio).
    Però mi sembra sia un po’ –come dire…– fuorviante.
    La nota musicale a cui si riferisce, nella trasposizione, non corrisponde ad un carattere tipografico, ma ad una lettera! non sono un esperto di musica, ho studiato solfeggio e sax alla banda di Monza, ma le note sono “suono” a cui, per comodità, è stato dato un nome ed una rappresentazione grafica sullo spartito, relativo “all’altezza” della nota. Come le lettere, che sono dei “fonemi” (qui wikipedia non aiuta, anzi complica) a cui è stato accostato, con grandi trasformazioni da “bue” (aleph, credo…) ad “A”, un segno grafico.
    Detto questo, contino a pensare che l’Helvetica vada bene per moltissime cose, ma di certo non per tutte: ogni progetto ha bisogno della giusta combinazione di elementi, in parti rispettivamente da calcolare e soppesare attentissimamente.
    Grazie infine per il commento e per la segnalazione –come già detto– di Francesca ;)

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