Design

I dolori del giovane Designer: “briffare”

Nel tempo mi son reso conto che –come me– molti giovani designer alle prime armi non hanno assolutamente idea di quello che dovranno affrontare nel mondo del lavoro.

Appena si comincia a lavorare, dopo essere usciti dall’università dove ancora non è arrivato!, il giovane Designer che si trova alla sua prima esperienza in questa moderna arena, e molto probabilmente si troverà nella condizione di “stagista”, viene presto a contatto con una serie di neologismi e di paroloni altisonanti coniati appositamente dai suoi diretti superiori al fine unico di confonderlo e stordirlo per metterlo in difficoltà e non venir da lui messi in cattiva luce in quanto a competenze tecniche…

La prima e più probabile parola che si sentirà dire è “briffare“.
Cominciamo proprio da qui:

«Vieni che ti devo briffare

Contrariamente a quando si è sentito in questi ultimi periodi sui giornali ed in tivvù in merito al “bunga-bunga”, il termine è assai datato ed è in voga nel nostro settore da molto più tempo di quanto si pensi.
Spaventoso ed aberrante solo se non se ne conosce l’origine, questo è l’italianizzazione del verbo inglese to brief, ovvero un condensato (dal latino brevis) di informazioni essenziali che devono essere date, passate dal diretto superiore nella scala di grado all’interessato per poter incominciare adeguatamente il progetto.
Come quasi la maggior parte dei termini di questo mondo, anche il briefing ha una squisita aura militaresca, proprio perché è una imposizione dall’alto a cui nessuno può scappare.

Appendice

  1. “Brifare” con una sola F suona malissimo, anche se i puristi del linguaggio vorrebbero così.
  2. Una curiosità: il termine può anche indicare un paio di mutande assai corte, modello slippino, e pure molto aderenti. Non senza una certa ironia, direi che è quantopiù appropriato anche nel nostro caso in quanto intimo costrittivo)
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