Film, Fotografia

A picture is worth a thousand words

Ci ho messo pochissimo a trovare il titolo per questo articolo, ma non voglio parlare di immagini o di fotografie, bensì di film! che notoriamente sono “sequenze di immagini giustapposte in una animazione…”. Lasciando perdere questa parca definizione che non rende neanche lontanamente l’idea di che cosa sia un film (le variabili emozioni dove finiscono in questa formula?), seguite per un secondo il mio ragionamento: faccio un paragone, se una immagine vale più di mille parole, una sequenza di immagini varrà 1000^n parole, giusto?

Se nessuno ha niente da obiettare, proseguite pure.

Recentemente mi si è fatto evidente come spesso mi riferiso o mi faccio aiutare da film o ad altri artefatti –fatti ad arte– di pura fantasia (fumetti, libri, show televisivi, fictions, etc.) per descrivere e contestualizzare eventi reali. È una cosa abbastanza naturale, lo facciamo tutti.
La cosa interessante, secondo me, è “perché” lo facciamo!

Già “perché”?

Perché altri hanno saputo esprimere meglio di come saprei fare io, con un romanzo, con un video (diventato poi magari un “classico hollywoodiano” o un blockbuster da milioni di euro), con anche solo un opera d’arte, un concetto astratto “utile” alla vita quotidiana.

L’ho notato perché mi è capitato di farlo a distanza di pochi giorni scrivento alcuni commenti agli articoli che segnalo di seguito.

  1. su WordPress.com? No grazie di Massimo Mantellini in riferimento alla censura di WordPress;
  2. su Google is Evil? di Wolly in riverimento alla privacy violata con Buzz.
  3. su  La porta La porta di Berlicche

L’ho fatto altre volte in passato, sia su queste pagine che semplicemente parlando con gli amici, e questa cosa mi piace, perché mi aiuta a farmi capire.
Io stesso sono un “disegner” nel senso che spesso dico di me “che sono più bravo a disegnare che a parole” ;)

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Pensieri, Web

Dove sta il valore

In passato più una cosa era rara, di difficile reperibilità o soggetta a rapido invecchiamento, e più alto era –in soldoni– il suo valore: costava tanto nel ‘400 produrre un solo libro, sia in termini di soldi, di tempo e di quanti monaci amanuensi (bravi) c’erano “sul mercato”. Passatemi l’ironia, ma è vero: allora un libro era una cosa per sciuri.

Oggi, con il quasi totale sopravvento del digitale sull’analogico, si tende ad affidare ogni cosa al primo tipo di supporto, credendo erroneamente che questo sia eterno. Di recente ho ho visto libri per bambini sempre più digitali, con il CD che “legge” la storia (ricordo che da piccolo avevo un 45 giri rosso avevo un mangiadischi “Poncho” Lansay), poi ho letto un articolo sugli eBook e via dicendo, fino a questo di ieri (sul finale sembra un po’ un redazionale) dove si chiarisce il concetto e vengono forniti molti numeri sul dilemma delle fotografia digitale o a stampa.

Personalmente preferisco le foto stampate, ma i prezzi a volte non sono così accessibili. Anche io ho una reflex digitale, e la tendenza a fare molte foto –tanto poi posso cancelare quelle venute male; almeno una su 100 sarà venuta come si deve– si nasconde dietro l’angolo. Per prevenire, in genere progetto le foto che faccio “per piacere”.

Il punto è che il digitale non garantisce, esattamete come il foglio di carta, la sopravvivenza di una serie “di zero e di uno”.
La soluzione? la compartecipazione. Il metere le cose in comune, il condividere!

Oggi, diversamente dal passato, nell’era digitale, il valore sta nel condividere con altri i propri documenti: maggiore il numero, maggiore la possibilità di non vederli sparire nel nulla, semplicemente “dimenticati” (non potevo usare la metafora del “fumo” perché in questo caso “non c’è nulla” che possa bruciare ;). Con tutti i retroscena che la ibertà di internet implica.

Aggiornamento

Dopo il clustering, ecco SanDisk WORM e la memoria garantita 100 anni.

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Design

Flauntr

Se prima era Rsizr ora è la volta di Flauntr.

Queste web–app stanno fioccando… e se continua così i grafici sono solo più contenti per il contributo dato allo sviluppo tecnologico, seppur per piccoli passi.

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