Advertising

Chi se lo ricorda?

Un vecchio spot –credo– Peugeot, in cui una signorina dalla fisionomia orientale trafuga una macchina smontata, i cui pezzi si trovano nelle sue molteplici valigie; una volta passata la dogana, sotto gli occhi degli ispettori che non capiscono, la protagonista rimonta l’auto nel parcheggio dell’aeroporto e se ne va, con uno sbaffo di grasso da meccanico sulla faccia…

L’unico riferimento che son riuscito a trovare è questo.

Standard
Advertising

Yes man! maybe… or not?

Giusto ieri sera hanno trasmesso il film Yes man con Jim Carey, non c’è bisogno che vi racconti tutta la stora…

Aspetto interessante della programmazione pubblicitaria della serata è stata la ripetizione –l’ho vista almeno 2 volte– di questo spot della Citroën DS4:

Dà da pensare invece che, praticamente nello stesso periodo, è on-air uno spot per la birra Nastro Azzurro che presenta un messaggio diametralmente opposto:

Standard
Advertising

[…] comprare un capo per indossarne una marca, essere pagati per indossare un logo, e portare una maglietta perché credi nel messaggio che c’è scritto sopra.

Il primo caso è brand, il secondo advertising, il terzo engagement. […]

/by Tu non sei la tua maglietta (cit.) | [mini]marketing.

A parte la bella riflessione in sè, di mio ci aggiungo pure una personalissima nota a margine su come Gianluca ha introdotto l’articolo, ovvero con la citazione di Tyler Durden “Tu non sei il tuo lavoro…”: non sei la somma delle singole parti, sei molto di più!

Branding, advertising ed engagement

Citazione
Letture

Anno II, #11

Piccolo compendio per affrontare bene il fine settimana.

  • This means that I can mount the slanted lid facing two directions, not just the one I want. If I put it on the wrong way it will not give me any indication of the slanting of the felt tip.
    L’usability post è sempre un interessante ed arguto punto di partenza per riflessioni sul design, in questo caso su come “forzare” in senso buono l’utilizzo degli strumenti da parte delle persone.
  • Se fossi Cecco, come sono e fui, torrei le idee giovani e leggiadre e vecchie e laide lasserei altrui.
    Consigli utili per una pubblicità migliore di Pasquale Barbella.
  • Ho un caro amico sessantenne che si sbellica come un pazzo ogni volta che vede Bud Spencer far volare cinque o sei energumeni con un solo cazzotto. Sono quarant’anni che lo guarda ma ogni volta si scompiscia.
    Un racconto comico sulla vita, la morte e l’ateismo di Mary Eberstadt di Rino Camilleri.
  • La distanza è poco più di un chilometro e mezzo e me la macino in poco tempo, ascoltando la colonna sonora di Sword & Sworcery, un album elettronico di Jim Guthrie, molto debitore del suono a 8 bit dei grandi videogiochi di un tempo. Il disco mi culla anche nell’attesa del 409. Poi, salito su quel vettore di umanità varia, decido di passare a qualcosa di più aggressivo e mi affido alla voce di Sebastian Bach e dei suoi Skidrow. L’album è Slave to the Grind e io faccio forza su me stesso per non scuotere il testone per tutto il viaggio.
    Il pezzo di RRobe è molto più di questo estratto, parla di musica, di cultura italiana, del vil denaro, di supporti fisici e digitali, e del piacere di fare qualcosa apparentemente senza senso…
  • Temo, però, di essere ferma alla politica di don Camillo e Peppone. Dove non c’erano intercettazioni, pensioni super-miliardarie, processi, inchieste, immigrati eccetera eccetera. E, dopo accese discussioni e qualche tavolo sulla schiena, si rimetteva tutto a posto con un fiaschetto di Barbera.
    Un parere interessante sulle questioni di politica dei nostri giorni.

Letture della settimana

Digressione
Spot

Lo shampoo con il velo

Per la sezione Ricevo e ripubblico, ecco una interessante riflessione sulle “diversità culturali” a cui proprio non siamo abituati.

Paradosso o Pregiudizio?

A vedere questo spot probabilmente il primo pensiero che passa per la mente di un occidentale è comica indignazione: ecco i soliti islamici che non permettono di far vedere i capelli di una donna, neppure per commercializzare un prodotto di bellezza.

Troviamo quasi paradossale e superflua la realizzazione di uno spot di shampoo senza far vedere i capelli che brillano al riflettore e senza una postproduzione che illustra sfere di principi attivi che penetrano il capello fortificandolo alla radice.

E mentre continuiamo lasciandoci prendere dalla foga della discussione criticando non solo l’efficacia dello spot ma anche i costumi di un’intera cultura, per un attimo ci scordiamo della vera finalità della comunicazione e del fatto che quest’ultima non ha dogmi da dover seguire universalmente come fosse una religione.

A ragionare con logica, le nostre critiche allo spot in questione sono dovute unicamente al fatto che non si vede il prodotto in azione; diamo per scontato che uno spot sui capelli debba far vedere i capelli coccolati da una cremosa schiuma, ma solo perchè in occidente questo è il nostro stereotipo comunicativo di quel prodotto.
Ed ecco che subito ci quietiamo, ripensando a quanti altri brand da anni pubblicizzano il proprio prodotto senza farlo vedere in azione, anzi senza neanche farlo vedere –Nike, Coca Cola, Virgin, Banca Mediolanum, Esselunga, Durex– solo che in quel caso lo chiamiamo Viral Marketing.

Ma allora, perchè questo spot ci ha tanto sorpreso?

Grazie a Chiara e Nicolò, via mail.
Standard
Altro

Letture della settimana #8

Piccolo compendio per affrontare bene il fine settimana.

  • Qual è la convinzione più radicata di ogni dipendente? Che il capo sia un idiota.
    Incipit de Il mio ex-capo di Pamela Ferrara, ma non fatevi trarre in inganno: questa volta è una cosa bella!
  • I commercial televisivi rappresentano ancora oggi un valido “termometro” in grado di identificare stili di vita contemporanei. Può essere quindi un’operazione interessante verificare come la casa viene oggi rappresentata negli spot pubblicitari.
    Dagli allegati di EmmeBi
  • La distrazione è importante e sana […] Forse andrebbe rispettata con qualcosa di più costruttivo.
    Non avrei mai pensato di citare downloadblog, ma ultimamente la qualità di alcuni articoli è nettamente migliorata e le riflessioni che propone sono più interessanti della semplice segnalazione dell’ultimo software…
  • Senza Belpietro e più noioso
    Non posso aggiungere altro perché se no si capisce subito ed è un peccato! Questo pezzo di Sir Squonk è molto corto, ma mi ha fatto sghignazzare.
  • Fortunatamente visto l’avanzare dell’età sempre meno gente ritiene opportuno rivolgerti domande di questo tipo. Sai, a 28 anni o si da per scontato che tu lo sia o c’è qualcosa che non va ed è meglio non indagare.
    Un altro articoletto che val la pena leggere, anche solo perché fa parte dei racconti di una stagista a Milano nel settore della moda. Leggetevi anche qualcuno di quelli vecchi. Da rifarsi gli occhi. Grazie Annamaria.
Standard