Apple, Letture

Quello che conta sono le idee

Questo estratto doveva essere una delle “letture per il fine settimana”, ma parole di tal fattura meritano un articolo a parte!

La mia generazione ha fatto in tempo a conoscere l’analogico e ad abbracciare il digitale. Qualcuno la considera una sfortuna, qualcuno una straordinaria e fortunata coincidenza.

Lascio aperto il giudizio e intanto formulo una considerazione inattaccabile: la mia generazione ha dovuto affrontare il passaggio dalla cura delle cose analogiche alla disinvoltura di quelle digitali.

I libri che ho a casa infatti vanno conservati con una certa cura; stampati come sono in innumerevoli copie, ne possiedo un solo esemplare. I bit che maneggio scrivendo o disegnando non hanno bisogno di cure [ma qualcuna si, come si intuisce di seguito e come ho linkato poco sopra. n.d.a.]: un tocco e posso riprodurli in quante copie voglio, in giro per il mondo.

La mia generazione ha dovuto imparare che sbagliare un disegno su un foglio di carta comporta la spesa di un foglio di carta e sbagliare un disegno sullo schermo invece non comporta niente, si rifà e basta. Nel mondo digitale ciò che conta veramente sono le idee e il loro contenitore ha importanza assai relativa.

Lucio Bragagnolo
(adesso lo potete trovate qui: grazie Lucio!)

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3 thoughts on “Quello che conta sono le idee

  1. Uhmmm… io sono più da “Ideas are nothing, execution is everything”.
    Il discorso sarebbe lungo e complesso ma per farla breve, quando ho avuto a che fare con i cosiddetti “nativi digitali” spesso mi è capitato di trovarli in un certo senso artisticamente menomati. Al di là di ovvie considerazioni su tutto l’aspetto materico (e sull’innegabile valore dell’esperienza che ne deriva) e avendo cura di evitare certi patetici incipit (“ai miei tempi etc”) ho visto, per dirne una, gente che dava talmente per scontato il “lusso dell’undo” da non avere la più pallida idea di cosa fosse un progetto.
    Dopotutto la fase progettuale nasce anche per una questione di ottimizzazione dei tempi… passami la sintesi: se posso cancellare tutto con un clic o tornare indietro al punto che mi pare o confrontare versioni differenti di un elaborato in diverse fasi della sua lavorazione allora sai che ti dico? Chissenefrega.
    Il guaio è che se la progettualità perde terreno l’istinto – mai inutile – diventa l’unica voce. E se nel caso dei talenti veri è una manna, per i più questo si traduce in incitazione al cazzeggio sopravvalutato.

    Vabè, non so se questa cosa che ho scritto di getto (toh!) abbia un senso compiuto…
    Molto bello il post sul valore. Share is the answer! :D

    TM

    • Gio ha detto:

      Mi vedo costretto a darti ragione su quasi tutta la gamma. Ma provo comunque a fare qualche integrazione… tanto per dar credito alle cose di getto, che magari non son scritte bene, ma quantomeno sono veraci.

      Avendo avuto a che fare con persone la cui unica occupazione era “pimpare” i layout (~aka “gettar fumo negli occhi” per celare la mancanza di spunti interessanti su cui progettare… etc.), allora è chiaro come l’esecuzione sia tutto, ma mi piange il cuore a pensare che non si possa fare qualcosa nel verso giusto (senza contare che anche l’altro assunto “tutto è già stato inventato” è praticamente vero, almeno ci rimane il remix is everyting. Hai visto il video citato qui in fondo?).

      Anche sul “lusso dell’undo” e il “chissene” non posso darti completamente torto, però resta pur vero il fatto che proprio progettando per ottimizzare i tempi, se posso evitarmi il “colpo di spugna” a cui segue il “ricomincia da capo”… lo faccio volentieri! In questi giorni mi han dato un brief –che brutta parolaccia!– completamente sbagliato, ma essendo io un “piccolo” non ho potuto dire niente, testa china e lavorare; ne avrei fatto volentieri a meno: bastava pensarci su un po’ per recuperare 2 giorni.

  2. Gio ha detto:

    Perché sono sempre stati più bravi di noi a guadagnare soldi, sono diventati più bravi di noi a gestire i clienti, ma per quanto riguarda le idee non c’hanno mai capito un cazzo. E il futuro prossimo è appunto delle idee. Di chi sarà capace di pensarne, realizzarne e svilupparne di assolutamente nuove.

    /by Donald Draper @Bad Avenue

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