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Sugli inviti –a caso– di Google Wave

Da quando ho ricevuto l’invito a Google Wave qualche tempo fa, ho ben pensato di non farne troppa pubblicità sulle pagine di questo blog.

Certo avrei potuto confezionare un bel articoletto, invitando tutti i lettori a lasciare un commento –come è già accaduto in passato– con il subdolo, ma praticamente unico, scopo di incrementare esponenzialmente il traffico.
Però questa volta ho preferito di no.

Perché? È presto detto: Wave è uno strumento di comunicazione e sperperare inviti con persone che probabilmente non si conoscono e con le quali in futuro raramente si avrà l’occasione di scambiare un blip –secondo me– è sbagliato. Si corre davvero il rischio che Wave sia una piazza vuota

Allora, proprio perché credo nelle possibilità di Wave, è meglio invitare direttamente le persone con le quali già si ha una relazione, fosse anche solo digitale, per contribuitre a spostare pian-piano, quando possibile e anche rompendo le balle ai propri amici, le masse dalla vecchia abbinata mail/chat alla neonata applicazione.

Ecco perché anche implorandomi in ginocchio non otterrete uno straccio di invito. Al massimo ve lo posso offrire direttamente e anche a gratis, e sarei felice di farlo, se davvero ora fosse di qualche utilità.

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2 thoughts on “Sugli inviti –a caso– di Google Wave

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