Pensieri, Web

Dove sta il valore

In passato più una cosa era rara, di difficile reperibilità o soggetta a rapido invecchiamento, e più alto era –in soldoni– il suo valore: costava tanto nel ‘400 produrre un solo libro, sia in termini di soldi, di tempo e di quanti monaci amanuensi (bravi) c’erano “sul mercato”. Passatemi l’ironia, ma è vero: allora un libro era una cosa per sciuri.

Oggi, con il quasi totale sopravvento del digitale sull’analogico, si tende ad affidare ogni cosa al primo tipo di supporto, credendo erroneamente che questo sia eterno. Di recente ho ho visto libri per bambini sempre più digitali, con il CD che “legge” la storia (ricordo che da piccolo avevo un 45 giri rosso avevo un mangiadischi “Poncho” Lansay), poi ho letto un articolo sugli eBook e via dicendo, fino a questo di ieri (sul finale sembra un po’ un redazionale) dove si chiarisce il concetto e vengono forniti molti numeri sul dilemma delle fotografia digitale o a stampa.

Personalmente preferisco le foto stampate, ma i prezzi a volte non sono così accessibili. Anche io ho una reflex digitale, e la tendenza a fare molte foto –tanto poi posso cancelare quelle venute male; almeno una su 100 sarà venuta come si deve– si nasconde dietro l’angolo. Per prevenire, in genere progetto le foto che faccio “per piacere”.

Il punto è che il digitale non garantisce, esattamete come il foglio di carta, la sopravvivenza di una serie “di zero e di uno”.
La soluzione? la compartecipazione. Il metere le cose in comune, il condividere!

Oggi, diversamente dal passato, nell’era digitale, il valore sta nel condividere con altri i propri documenti: maggiore il numero, maggiore la possibilità di non vederli sparire nel nulla, semplicemente “dimenticati” (non potevo usare la metafora del “fumo” perché in questo caso “non c’è nulla” che possa bruciare ;). Con tutti i retroscena che la ibertà di internet implica.

Aggiornamento

Dopo il clustering, ecco SanDisk WORM e la memoria garantita 100 anni.

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5 thoughts on “Dove sta il valore

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