Cinema

Gli “insoliti” sospetti

Strepitoso film del ’95, I soliti sospetti… un grazie al Gio Vescio per avercelo fatto vedere. E non dire che te ed io abbiamo gusti incommensurabili…

Perchè i film belli lo sono? domanda che mi attanaglierà per tutta la vita da quando mi è stata posta da un magistro durante un corso.
Sono fermamente convinto che non esistano film belli ne –tantomeno– brutti, ma solo film che piacciono o che ci disgustano, soggettivamente. Che cosa allora può essere considerato e valutato per cercare di oggettivare il valore di un film? Il lavoro che ci sta dietro e che lo ha portato ad essere quello che è.
Trama, sceneggiatura, fotografia, la scelta degli attori –non necessariamente famosi–, messa in quadro… mi fermo qui perchè altri anno fatto questo lavoro meglio e mi riservo di lasciare a loro –per adesso– questo compito. Mi limito soltanto acercare di esplicitare in maniera convincente –spero di riuscirci– come quello che ho sopra espresso sia inconfutabile.

(Un piccolo appunto: tutto ciò fa si che anche i film strazianti o troppo sdolcinati non siano da accantonare senza averli visti, “vaglia tutto e trattieni cio che è bello, perchè allora vale“)

Attenzione: di seguito saranno svelate trama e finale di un film, proseguite a vostro rischio e pericolo.

Dato che il film è la ricostruzione in flashback delle vicende, narrate dal “cattivo” Kayser Söze, allora sarà bene cominciare propio da qui.

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Da quando cioè Roger ‘Verbal’ Kint (Kevin Spacey), unico superstite, lascia la stazione di polizia e il poliziotto gli riconsegna un orologio, un accendisigari –entrambi d’oro– e un pacchetto di sigarette.

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Come ogni criminale, appena uscito, si accende –scontato(?)– una sigaretta mettendo ben in evidenza sia l’accendono che l’orologio. Dove li avevamo già visti e prontamente rimossi dal flusso delle immagini? All’inizio del film quando Kayser Söze, così lo chiama Dean Keaton prima di essere ucciso con un colpo di pistola, li mostra.
Questo non è un problema perchè in questo momento noi abbiamo già assistito alla metamorfosi di Verbal in Kayser Söze (la camminata dello storpio all’inizio della carrellata laterale) e quindi sappiamo già chi è, ma ricordiamoci che io sto raccontando le scene al contrario!

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All’inizio del film Kayser Söze –non sappiamo ancora chi è– si acende una sigaretta con un accendino d’oro, quello che verrà ridato alla fine a Verbal ancora zoppo assieme all’orologio e alle sigarette.
Da notare le inquadrature: spesso in questo film sono fatte in modo da tagliare i volti di chi non deve essere visto, perché inutile ai fini della narrazione o, come qui, esattamente per il motivo opposto.

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Kayser Söze allora, prima di uccidere Keaton, estrae una pistola con la mano destra/sana. Keaton, ma non noi, ironicamente lo riconosce e lo apostrofa “Kayser”. Ecco un bel gioco diegetico: Keaton sa, ma muore, e noi rimaniamo a bocca asciutta fino alla fine. Il “non dire” genera suspance e attesa.
Keaton allora chiede al suo assassino che ore sono: mezzanotte e mezza.

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Ed ecco che salta fuori l’orologio. Oramai avete capito a cosa mi sto riferendo. Ma ecco che il regista vuole darci un altro indizio che, come al solito, passa inosservato: Kayser Söze cambia mano ed impugna la pistola con la sinistra.

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Quando per la prima volta vediamo Verbal, con una paresi al lato sinistro del corpo, non ci viene in mente che il “cambio di mano” è stata una ripresa voluta. Voluta non solo perché noi non sospettassimo da subito di lui, ma anche per il motivo opposto. Ecco l’importanza della paresi, l’inganno architettato dal “demonio”, che è la chiave di volta della narrazione, il mattone su cui si basa l’intera storia. Mettere l’accento su una cosa spesso può contribuire a distoglierne l’attenzione, come una lettera importante nascosta nella buca delle lettere, il posto meno nascosto.

Bisogna guardare le cose da un’altra prospettiva, il disordine non lo è necessariamente per tutti. “Dovresti vedere il mio garage…”

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