Questo estratto doveva essere una delle “letture per il fine settimana”, ma parole di tal fattura meritano un articolo a parte!
La mia generazione ha fatto in tempo a conoscere l’analogico e ad abbracciare il digitale. Qualcuno la considera una sfortuna, qualcuno una straordinaria e fortunata coincidenza.
Lascio aperto il giudizio e intanto formulo una considerazione inattaccabile: la mia generazione ha dovuto affrontare il passaggio dalla cura delle cose analogiche alla disinvoltura di quelle digitali.
I libri che ho a casa infatti vanno conservati con una certa cura; stampati come sono in innumerevoli copie, ne possiedo un solo esemplare. I bit che maneggio scrivendo o disegnando non hanno bisogno di cure [ma qualcuna si, come si intuisce di seguito e come ho linkato poco sopra. n.d.a.]: un tocco e posso riprodurli in quante copie voglio, in giro per il mondo.
La mia generazione ha dovuto imparare che sbagliare un disegno su un foglio di carta comporta la spesa di un foglio di carta e sbagliare un disegno sullo schermo invece non comporta niente, si rifà e basta. Nel mondo digitale ciò che conta veramente sono le idee e il loro contenitore ha importanza assai relativa.
Lucio Bragagnolo
(adesso lo potete trovate qui: grazie Lucio!)
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