Letture della settimana #7

Piccolo compendio per affrontare bene il fine settimana.

  • ( [...] Abituati, mi contraddico spesso, perché la scrittura non è come la matematica. Qui due più due può fare 8, può fare banane, può fare anche elicottero.)
    Tratto dalla prima lezione dello scrittore atomico Diegozilla /grazie a
  • E quando vedi dei ragazzini che vengono da te e ti dicono che vogliono fare il tuo stesso lavoro, è incredibile.
    Dovrebbe essere così per ogni lavoro! Tratto dall’Intervista a Greg Nicotero di Casanova Wong Kar-Wai per I 400 calci
  • In my color book there is no new theory of color. But, in it, there is a way to learn to see.
    Interaction of colors di Josef Albers @ The Designer’s review of Books, e ci aggiungo anche un’altra citazione: “Color is fooling us all the time. All the time, like women do, you see, life is interesting.

  • Dobbiamo imparare a essere outlier come le anomalie statistiche.
    Tratto da Essere outliner di Giovanni Re.
    Le anomalie statistiche mi hanno sempre affascinato a causa del fatto che da loro puoi imparare sicuramente qualcosa di nuovo che lo standar –ciò che rientra nella media, ovvero ciò che non è anomalo– non può fare.
  • La noia non dipende da quello che si fa, ma è una condizione del cuore. Non è altro che un preziosissimo indicatore: [...] Manca qualcosa.
    Tratto dall’Elogio della noia di Alex D’Avenia.
    Proprio come la noia che ci costringe a cercare il “vero nuovo”, cerchiamo di imparare anche dalla tristezza (che ci obbliga alla memoria) e dalla stanchezza (che ci pone davanti le ragioni per cui facciamo le cose).
  • [...] la sfida è considerata anche dai giocatori occasionali un elemento irrinunciabile dei prodotti ludici. Quello che, casomai, fa la differenza è quanto il sistema punisca il giocatore per gli errori commessi.
    Tratto da Troppo facile, troppo difficile di Kurai (Federico Fasce) su Invaders’ Den. Ultimamente sto giocando sul nuovo iPhone a Spider-Man (splendido!) e devo dire che quanto affermato è proprio vero.
  • Certo, sapevamo quello che sarebbe successo perché avevamo letto la sceneggiatura, ma non avevamo realizzato che veramente ci sarebbe stato un alieno che usciva dalla pancia di qualcuno [...] Poi abbiamo cominciato a girare ed è successo il panico [...] Mi sento molto fortunata ad avere lavorato in un film dove gli effetti speciali sono stati rivoluzionari, ma comunque fatti con tubi e materiali concreti, tangibili, perché adesso avrei dovuto recitare immaginando che una cosa fuoriuscisse dal petto di John Hurt.
    Tratto dall’Intervista al “tenente Ripley” su I 400 calci

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