
Intelligentissima trovata pubblicitaria per Hygiene dell’agenzia McCann Worldwide Bangkok che rimuove le macchie velocemente mentre ti avvicini al cartellone.

E ora passiamo a spiegare il trucco: Leggi l’articolo completo

Intelligentissima trovata pubblicitaria per Hygiene dell’agenzia McCann Worldwide Bangkok che rimuove le macchie velocemente mentre ti avvicini al cartellone.

E ora passiamo a spiegare il trucco: Leggi l’articolo completo
Avrete certamente visto il lunghissimo spot di Calzedonia per la linea “uomo” con Mark Vanderloo (ma chi diavolo è? e sì che lo spot dovrebbe essere rivolto agli uomini).
Tenuto conto dell’oggetto pubblicizzato e della lunghezza dello spot dovrebbe essere un “pippone clamoroso”, e invece mi sento di ammettere che è piacevole, anzi. L’ispirazione per questo pezzo è facilmente riconoscibile in una particolare sequenza del film American Gigolò con Richard Gere.
Cosa mi ha colpito di questo spot? che ha saputo raccontare con malizia –e un pizzico di furbizia– un prodotto banale come un calzino da uomo (che non è tra i più facili da pubblicizzare assieme agli assorbenti, etc.) senza però scadere nel banale.
E per di più mettendo in bellissima mostra il prodotto, bravi!
Ci ho messo pochissimo a trovare il titolo per questo articolo, ma non voglio parlare di immagini o di fotografie, bensì di film! che notoriamente sono “sequenze di immagini giustapposte in una animazione…”. Lasciando perdere questa parca definizione che non rende neanche lontanamente l’idea di che cosa sia un film (le variabili emozioni dove finiscono in questa formula?), seguite per un secondo il mio ragionamento: faccio un paragone, se una immagine vale più di mille parole, una sequenza di immagini varrà 1000^n parole, giusto?
Se nessuno ha niente da obiettare, proseguite pure.
Recentemente mi si è fatto evidente come spesso mi riferiso o mi faccio aiutare da film o ad altri artefatti –fatti ad arte– di pura fantasia (fumetti, libri, show televisivi, fictions, etc.) per descrivere e contestualizzare eventi reali. È una cosa abbastanza naturale, lo facciamo tutti.
La cosa interessante, secondo me, è “perché” lo facciamo!
Già “perché”?
Perché altri hanno saputo esprimere meglio di come saprei fare io, con un romanzo, con un video (diventato poi magari un “classico hollywoodiano” o un blockbuster da milioni di euro), con anche solo un opera d’arte, un concetto astratto “utile” alla vita quotidiana.
L’ho notato perché mi è capitato di farlo a distanza di pochi giorni scrivento alcuni commenti agli articoli che segnalo di seguito.
L’ho fatto altre volte in passato, sia su queste pagine che semplicemente parlando con gli amici, e questa cosa mi piace, perché mi aiuta a farmi capire.
Io stesso sono un “disegner” nel senso che spesso dico di me “che sono più bravo a disegnare che a parole” ;)

Costa Crociere sta per mandare on air uno spot –guardacaso!– realizzato con la sabbia… in questo caso l’uso della suddetta materia è un po’ più giustificato rispetto a quello di Eni (poco più sotto) per via del fatto che le barche come le navi da crociera stanno sul mare, che tutti noi sappiano prima o poi finisce su una spiaggia (dove c’è anche la sabbia ;).
Scusate la digressione inutile, ma volevo scrivere come se parlassi ad un bambino visto che certe cose non le sopporto, come prendere le mode del momento e scopiazzarle alla “bell’e meglio”. Ecco il modo migliore per smettere di crescere: copiare senza una idea nuova in testa cose che nascono sul web per merito degli utenti, che creano hype per poi scomparre e –a volte– ritornare.
Non voglio dire che non siano pubblicità belle: le opere di sabbia di Ilana Yahav sono dei capolavori, solo che l’uso che ne si fa un po’ mi intristisce.
Perché questo? perché costa meno che pensare a qualcosa diveramente bello –e ricordate che è “la bellezza che salverà il mondo”– ed innovativo da far vedere alle persone! perché ci si impiega meno tempo e perché le aziende credono di avere maggior visibilità ed impatto sul pubblico.
Non “copritevi” con la convinzione che tali spot inutili possano esservi di qualche beneficio: non lo sono.
Ora che lo sapete, iniziate ad ascoltare “veramente” le persone a cui vi vorreste rivolgere. O (ri)cominciate da qui almeno.