In queste ore si stanno moltiplicando le iniziative a sostegno dei terremotati della scorsa notte.
Non sto ad aggiungere anche io la mia, accrescendo inutilmente l’overload informativo: mi limito a citare chi già si è prodigato (basterebbe anche solo una rapida ricrca in Google).
Permettetemi solo una considerazione: ieri mentre leggevo le notizie dal lavoro o quando, tornato a casa, vedevo i telegiornali avevo uno strano senso di “distanza”, come se il fatto fosse successo molto lontano da me… eppure è qui! Il senso di impotenza è grande, ma mi ha spaventato di più il pensiero che la cosa non mi toccasse direttamente.
Vorrei solo poter fare di più (ricordo che mio padre era andato in Irpinia di persona).
7 Aprile 2009 alle 11:21 |
idem.
Il senso di sconforto c’è ma anche la “distanza” si faceva largo in me.
8 Aprile 2009 alle 15:02 |
Il dramma abruzzese ha toccato le nostre corde emotive suscitando reazioni diverse.
Io mi sono fermato a pensare a come fragili o comunque nient’ affatto che scontate siano certe cose come il tetto sotto a cui abitiamo oppure la presenza dei nostri cari.
Ma l’ inspiegabile senso di distanza c’ era…
8 Aprile 2009 alle 15:37 |
Credo che in parte il senso di “distanza” sia dovuto anche all’annullamento della stessa per mezzo del “digitale”: lungi da me dal colpevolizzare la rete, non è nelle mie corde, ma la “non–distanza” delle prime notizie e del bombardamento mediatico che ne è seguito su televisioni e giornali non ha fatto altro che allontanarmi ulteriormente.
Passatemi il paragone scabroso, un po’ come il Grande Fratello: alla fine vedere e sapere tutto fa perdere l’interesse (e non dovrebbe essere così, almeno per quanto riguarda un terremoto capitato “dietro l’angolo”).
Cercherò di ricordarmelo più spesso, senza andare a leggere l’ennesima recensione, ma magari spendendo qualche preghiera in più per le vittime.