RedHat & the Wolf

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Di questi giorni è la pubblicità di una automobilea con una avvenente donna incappucciata di rosso e un bell’omaccione biotto, ma “in pelliccia” che, saltando giù da un cornicione, si trasforma in un lupo vero.

E chi si ricorda lo spot della Mulino Bianco con la “solita” modella in mantellina purpurea e il bel tenebroso in sella ad una moto che veste il chiodo con stampato sulla schiena il musone del lupo?

Poi si trovano altri “illustri” racconti…

Una storia comune quella di Cappuccetto Rosso, una storia che ci dovrebbe riportare all’infanzia, una storia che tutti (ri)conoscono, ma ecco la rottura di una convenzione forte, il “debole”, il buono che va con il forte, che trasgredisce e “se la fa” con il cattivo di turno… una storia che cattura l’attenzione tanto da riusarla più e più volte per differenti oggetti con lo stesso scopo di fondo.

[se siete stufi delle "solite storie", date un occhio a Cappuccetto Bianco, Giallo, Verde... di Bruno Munari]

Body art 2.0

La pubblicità Eyebrow Dancing per Cadbury è il tormentone di questi giorni: l’avrò già vista almeno una decina di volte su altrettanti siti.

Riguardandola però mi sono ricordato di non aver ancora scritto l’articolo sulla body–art che mi era venuto in mente dopo aver visto, qualche tempo fa, questi “esperimenti” di Daito Manabe.

Non si può negare che un qualche tipo di “commistione” sia avvenuta, non trovate?

A ben pensarci, questi sono esempi di body–art in puro stile 2.0, ma non possiamo considerarli semplicemente una sorta di evoluzione dei tatuaggi (questa sarebbe da considerare come body–painting).

Tra i miei passati universitari ho un ricordo vago di una artista –mi venisse in mente il nome!– che si inseriva sottopelle, come alcune popolazioni “primitive” continuano a fare tutt’ora, dei pezzi di metallo a scopo “decorativo”.
Una sorta di piercing, ma ancora più estremo di quelli che si vedono in giro i “normalmente”.

Neanche temporaneamente un ago –o simili– si intrometterà volutamente tra la mia pelle e la mia carne…